Home | About Us | Membership | Church Writings | Contacts / Locations


Il principio Il principio regolatore del culto

di Greg L. Price

Per centinaia di anni le chiese hanno dibattuto su due questioni essenziali che riguardano il culto di adorazione. La prima domanda è: In che modo bisogna rendere a Dio il culto che Gli è dovuto? In altre parole: qual è il modo meglio adeguato ed accettabile di rendere culto a Dio? Anche i re della terra esigono il rispetto di un protocollo, un particolare tipo di cerimoniale, quando ci si avvicina loro per avere udienza. Nel mondo antico violare questo protocollo poteva significare persino mettere a repentaglio la propria vita. Si veda per esempio, nel libro di Ester, ciò che il re Assuero pretendeva dai suoi sudditi. E' strano pensare, dunque, che se i re della terra che governano per autorità di Dio e sono Suoi ministri, richiedono un tale onore, che lo stesso Re dei re debba essere trattato con meno onore? Anche il Signore Iddio, di fatto, ha un proprio "protocollo" su come il Suo popolo debba accostarsi a Lui e renderGli il culto che Gli è dovuto.

La seconda domanda chiede: Quali sono i limiti posseduti dall'autorità ad imporre forme liturgiche di culto ad una chiesa? Cioè: quando una comunità cristiana si riunisce per rendere culto a Dio e chi di dovere ne conduce il culto, fino a che punto questi può spingersi per stabilire quali debbano essere le varie forme od aspetti del culto comunitario?

Permettetemi di illustrare l'importanza di queste questioni. Le chiese cristiane celebrano la Cena del Signore, la quale è un elemento del culto divino e mezzo glorioso che il Signore usa per impartire al Suo popolo la Sua grazia. Supponiamo però che un ministro di culto ad essa volesse aggiungere di sua iniziativa un'innovazione da lui ritenuta importante: distribuire a ciascuno uno spillo con il quale pungersi il dito come aiuto per comprendere meglio che quando Cristo morì per noi, Egli soffrì per noi. Il lieve dolore che sentireste nel pungervi un dito potrebbe essere memoria sia pur limitata dell'immenso dolore che Cristo dovette soffrire quando portò su di Sé l'ira infinita di un Dio assolutamente santo. Le intenzioni di questo ministro sarebbero senza dubbio sincere, e la dottrina con essa rappresentata del tutto ortodossa, ma un tale atto di culto sarebbe accettabile per Dio? Avrebbe quel ministro l'autorità legittima di introdurre ciò che pure ritenesse utile al culto del Dio altissimo? Motivazioni come queste vengono usate per introdurre molte altre pratiche in un culto di adorazione. Si potrebbe pure immaginare che, avendo introdotto la tradizione umana di pungersi con uno spillo prima della Cena del Signore, dopo averla praticata per anni, essa diventasse in ogni probabilità elemento normale della "tradizione liturgica" nelle chiese di qui a cent'anni. Allo stesso modo una delle molte tradizioni umane che erano state istituite nell'Inghilterra del 16° secolo, insisteva che ogni partecipante alla Cena del Signore dovesse venire avanti ed inginocchiarsi di fronte agli elementi del pane e del vino come segno di rispetto per la morte espiatoria di Cristo. Si potrebbe letteralmente moltiplicare esempi come questo di innovazioni umane nel culto divino. Le domande essenziali che bisogna farsi su tali invenzioni umane nel culto divino sono queste: Dio forse riceve con favore tali atti sinceri ma innovatori nel Suo culto? Rientra nei limiti della mia autorità come ministro di Gesù Cristo quello di imporvi di rendere culto a Dio nel modo che io credo possa promuovere la vostra crescita spirituale in Cristo?

Dunque, quale forma deve assumere il culto divino? Quali ne debbono essere gli elementi costitutivi? Chi ha il diritto di definirli per una chiesa? La tradizione denominazionale? I sinodi generali che legiferano sul culto divino sulla base delle riflessioni di una speciale commissione liturgica? L'arbitrio sia pure bene intenzionati o i criteri di un singolo ministro di culto? La libertà spontanea della comunità cristiana a seconda della cultura locale?

Il 19 maggio 1662, fu adottato un decreto del Parlamento inglese intitolato: "Atto di Uniformità nelle Preghiere e nelle Cerimonie della Chiesa di Inghilterra". Questa legge esigeva che ogni ministro di culto seguisse le formule liturgiche del culto (preghiere, cerimonie, ecc.) contenute nel Libro della Preghiera Comunitaria (Book of Common Prayer). Il dott. John Owen, nella sua erudita risposta a questa tirannia ecclesiastica scrisse: Discorso al riguardo delle Liturgie e la loro imposizione. Quasi 2000 ministri di culto fedeli vennero espulsi dalla Chiesa di Inghilterra (fra i quali lo stesso John Owen) per aver rifiutato di legare la propria coscienza a gesti, cerimonie ed atti religiosi inventati dall'uomo.

I ministri di Gesù Cristo possono cadere nello stesso errore del Parlamento inglese ogni qual volta introducono nel culto di Dio cerimonie religiose o gesti che non siano autorizzati dalla Parola di Dio. essi impongono alla gente tali forme umane di culto, e se il popolo di Dio si rifiutasse giustamente di parteciparvi, allora il nostro tentativo di essere signori sulla loro coscienza gli escluderebbe dal culto. Avrebbero negato loro la libertà cristiana, sarebbero divenuti tiranni ecclesiastici.

L'unica possibile risposta ad entrambe le questioni che ci eravamo poste all'inizio è Il Principio Regolatore del Culto. Il Principio Regolatore del Culto è la legge che Dio stabilisce al riguardo del culto. "Una legge per il culto?" potrebbe esclamare qualcuno. "Questo suona molto legalistico. Io penso che dovremmo essere liberi nel culto che dobbiamo a Dio - che dovremmo essere condotti dallo Spirito". Però, quella persona o chiesa che seguisse tale "regola dello Spirito" in realtà ha stabilito sul culto la propria legge tanto quanto fa colui che segue il Principio Regolatore del Culto. Come vedete, non vi è neutralità alcuna nel modo in cui ci accostiamo a Dio nel culto. O noi ci accostiamo a Dio secondo la Sua Parola rivelata (cioè il Principio Regolatore del Culto), oppure ci accostiamo a Lui secondo la nostra parola rivelata. Sarà sempre la parola di qualcuno a guidarci espressamente nel culto. L'unica questione è: la parola di chi ci dovrà guidare: quella di Dio o quella dell'uomo?

Ci si deve domandare: che cos'è il culto? Quali ne sono le finalità? Quali ne sono i principi ispiratori? Se il culto viene rivolto a Dio, se è Lui che dobbiamo compiacere, se a Lui dobbiamo rendere ogni onore e gloria, faremmo bene a cercare di capire che cosa Egli stesso esiga. Si ha spesso l'impressione che il culrto sia, al contrario, solo in funzione dell'uomo, che i criteri che spesso lo informano abbiano solo per centro l'uomo, che siano tesi solo a compiacere e ad efificare l'uomo. Molti assumono come criterio: la libertà dello Spirito (spesso maschera di arbitrio e spontaneità), quello di attrarvi più gente, quello per farla sentire bene e a proprio agio, per ispirare gioia, fede, amore, quello di seguire l'onorata tradizione denominazionale... Un culto che abbia l'uomo come centro di interesse e non Dio non è forse una contraddizione? ...a meno che Dio sia solo un pretesto, una convenzione, un elemento accessorio al fatto che si rende culto in realtà all'uomo!

Non importa quanto sinceri e motivati si possa essere nell'introdurre innovazioni nel culto: qualunque atto di culto non istituito da Dio nella Sua Parola, è istituito dall'autorità dell'uomo e quindi usurpa l'autorità di Cristo sulla Sua Chiesa. Non si tratta di sapere se vi debbano essere per il culto regole o modelli. La questione è semplicemente: "Quali regole e modelli dovrebbero sempre essere seguiti nel culto?" Il Principio Regolatore del Culto dichiara che solo lo Spirito di Dio che parla nella Sua Santa Parola possa indicarci il modo accettevole in cui Dio debba essere adorato.

1. Definizione

Il Principio Regolatore del culto come si trova nella Parola di Dio, viene accuratamente riassunto per noi nella Confessione di Fede di Westminster 21:1

Il modo accettevole di rendere culto al vero Iddio fu istituito da Lui stesso e così limitato dalla Sua santa volontà. Il culto dunque limitato dalla Sua santa Volontà ed è ha per scopo che Egli non venga adorato secondo quanto l'immaginazione e l'invenzione umana escogita, o secondo i suggerimenti di Satana, sotto qualsivoglia rappresentazione visibile o altri modi non prescritti dalle Sacre Scritture.

Allo stesso modo, notiamo con attenzione quanto si risponde alla domanda 109 del Catechismo Maggiore di Westminster ("Quali sono i peccati proibiti nel secondo comandamento?"):

I peccati proibiti nel secondo comandamento sono: (1) Ogni invenzione, consiglio, comando, uso o approvazione di qualsiasi culto religioso che non sia istituito da Dio stesso, per quanto ispirato da criteri di umana saggezza; (2) tollerare una falsa religione; (3) farsi una qualsiasi immagine di Dio (di tutte o di qualcuna delle tre persone, interiormente nella nostra mente, o esteriormente in qualsiasi tipo di immagine o di rappresentazione di creatura alcuna; (4) corrompere il culto da rendersi a Dio, aggiungendovi o sottraendovi elementi, sia inventati o escogitati da noi stessi, o ricevuti dalla tradizione o da altri, per quanto sulla base di criteri d'antichità, usanza, devozione, buone intenzioni o qualsiasi altro pretesto; (5) ogni negligenza, disprezzo, ostacolo o opposizione al culto ed alle ordinanze che Dio ha stabilito.

Un breve sommario del Principio Regolatore del Culto è semplicemente questo: Ciò che le Scritture non autorizzano, proibiscono. La maggior parte delle chiese (cattolico-romane, ortodosse, anglicane, luterane, battiste, metodiste, pentecostali, evangeliche, e gran parte di quelle riformate e presbiteriane) operano su un principio del tutto diverso da quello fin ora affermato. Il principio su cui operano è questo: Ciò che la Scrittura non proibisce, permette. Dato che Cristo nel Nuovo Patto non ha espressamente proibito nel culto rappresentazioni teatrali, danza, candele, incenso, strumenti musicali, inni non ispirati, segni di croce, bandiere, croci, immagini ecc. nella casa di Dio, la vasta maggioranza delle chiese lo permette (ad un grado più o meno elevato), come pure molte altre pratiche. Però, il Principio Regolatore del Culto impedirebbe le pratiche sopraccitate perché sono tutte prive di espressa autorizzazione di Cristo, mediatore del Nuovo Patto.

In altre parole, ogni pratica religiosa o simbolo nel culto celebrato dal popolo di Dio deve avere divina autorizzazione da parte della Parola di Dio o (1) per comando, o (2) per l'esempio autorizzato degli apostoli; o (3) per deduzione buona e necessaria. Consideriamo brevemente come questi tre mezzi per stabilire l'autorizzazione divina, operino nella Scrittura.

(1) E' chiaro che cosa significhi la divina autorizzazione espressa da un comando esplicito. Quando l'apostolo, su ispirazione, comanda a Timoteo: "Predica la Parola" (2 Ti. 4:2), noi giustamente ne concludiamo che la predicazione dalla Scrittura ogni giorno del Signore sia elemento comandato del culto. Ancora, quando il Signore comanda: "fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me" (1 Co. 11:25), noi abbiamo l'espressa prescrizione da parte di Cristo di celebrare la Cena del Signore come elemento richiesto del culto.

(2) L'autorizzazione divina espressa normativamente dagli apostoli richiede pure ubbidienza per quanto riguarda il culto. Per esempio, non c'è comando esplicito per i credenti del Nuovo Patto di radunarsi per rendere culto a Dio il primo giorno della settimana. Però, investigando le Scritture, è chiaro, dall'esempio autorevole degli apostoli, che dato che Cristo risorse il primo giorno della settimana ("Ora Gesù, essendo risuscitato la mattina del primo giorno della settimana..." Mr. 16:9), e dato che Cristo si incontrò con i Suoi apostoli riuniti nel primo giorno della settimana (Gv. 20:19), e dato che lo Spirito Santo scese sulla Chiesa nel primo giorno della settimana quando essi erano riuniti per il culto (At. 2:1; cf. Le. 23:15,16), e dato che era la pratica delle chiese apostoliche di incontrarsi per il culto il primo giorno della settimana ("Il primo giorno della settimana, essendosi i discepoli radunati per rompere il pane..." At. 20:7), e dato che era consuetudine delle chiese apostoliche raccogliere le offerte per i poveri ed i bisognosi il primo giorno della settimana ("Ogni primo giorno della settimana, ciascuno metta da parte per conto suo ciò che può in base alle sue entrate" 1 Co. 16:2), ne concludiamo che la Parola di Dio esige che i credenti nel Nuovo Patto si incontrino nel Sabbath del primo giorno piuttosto che nel Sabbath del settimo giorno. Se, per esempio, trovassimo nel Nuovo Testamento un esempio approvato che gli apostoli bruciassero incenso nel culto divino, questa sarebbe autorizzazione sufficiente ad esigere che anche noi si bruci incenso durante il culto nel giorno del Signore. L'esempio autorizzato degli apostoli è moralmente esigibile tanto quanto un espresso comando dalla bocca stessa del Signore.

(3) In terzo luogo, l'autorizzazione divina per la liturgia del culto viene stabilita sulla base di deduzioni buone e necessarie. Di fatto l'autorizzazione divina stabilita con deduzioni buone e necessarie esige la nostra ubbidienza tanto quanto un comandamento diretto da parte di Dio. Per esempio, nel Nuovo Testamento non abbiamo comandi espliciti, né un esempio autorizzato esplicito che un bambino riceva il battesimo d'acqua. Ciononostante, sulla base di una deduzione buona e necessaria sia dall'Antico che dal Nuovo Testamento, ne concludiamo che Dio richieda a tutti i genitori credenti sotto la Nuova Alleanza di portare i loro bambini a Cristo al fine di amministrare loro il segno del patto del battesimo d'acqua sul loro capo. Facciamo derivare tale buona e necessaria deduzione da queste verità: (a) Dio stabilì la Sua Alleanza con Abraamo e la sua discendenza; (b) Dio stabilì la circoncisione come segno visibile del patto stabilito con Abraamo e la sua discendenza; (c) l'Alleanza che Dio stabilì con Abraamo e la sua discendenza continua nel periodo della Nuova Alleanza; (d) Gesù dice che il regno di Dio appartiene ai bambini di genitori credenti; (e) i bambini di genitori credenti vengono considerati "santi"; e (f) intere famiglie venivano battezzate nel periodo della Nuova Alleanza proprio come intere famiglie venivano circoncise nel periodo dell'Antica Alleanza. La deduzione buona e necessaria del battesimo dei bambini ha esattamente la stessa autorità di Dio che un comando di Dio. Considerate pure questa buona e necessaria deduzione. Tutte le chiese includono le donne nella Cena del Signore, ma questo non si basa su un comando esplicito né su un esempio autorizzato della Scrittura, ma piuttosto su una deduzione buona e necessaria tratta dalla verità che dato che Dio ha autorizzato il battesimo di donne nella Nuova Alleanza (At. 16:15; Ga. 3:27,28), quelle donne che professano fede in Cristo possono pure essere ammesse alla mensa del Signore.

2. Una parola di avvertimento

Una parola di avvertimento a questo punto è necessaria. Se oggi tutte le chiese affermassero con noi il Principio Regolatore del Culto, ancora non vi sarebbe la prossima domenica assoluta uniformità nella pratica del culto (vi sarebbe senza dubbio una maggiore uniformità, ma non necessariamente perfetta sintonia). Perché? Perché il Principio Regolatore del Culto stabilisce che solo la Scrittura può autorizzare ciò che può essere considerato un culto accettevole, però, è la fedele opera di esegesi biblica che deve dirci ciò che la Scrittura dichiara. Ed è senza dubbio dovuta alla nostra ignoranza e peccato il fatto che ancora potremmo non essere d'accordo su ciò che la Scrittura di fatto insegna, sebbene noi si aderisca fermamente al Principio Regolatore del Culto. Per esempio: la Scrittura insegna che bisogni ricevere le decime durante il culto? Oppure, la Scrittura insegna che vi debba essere un'unica coppa comune per la Cena del Signore? La Scrittura richiede che i comunicanti nella Cena del Signore si seggano attorno ad un tavolo? Fedeli ed onesti sostenitori del Principio Regolatore del Culto non sono d'accordo sulle questioni sopra menzionate e su altre ancora. In questo modo, coloro che fedelmente si impegnano a rispettare il Principio Regolatore del Culto (non semplicemente a parole) devono continuare in spirito di grazia a sfidarsi vicendevolmente con instrospezioni bibliche al riguardo del culto. Il modo più facile e semplice di trattare con queste difficili questioni sul culto potrebbe essere seguire il principio inclusivo: tutto ciò che non è proibito dalla Scrittura è permesso. Questo principio inclusivo e latitudinale permette innovazioni umane nel culto. questo principio è piacevole per la creatività umana ed ai sensi dell'uomo (vista, odorato, e udito). E' un principio piacevole alle emozioni umane ed alla volontà dell'uomo. Il Principio Regolatore del Culto, però, è un principio esclusivo e stretto (tutto ciò che non viene esplicitamente comandato dalla Scrittura è proibito). questo principio richiede che l'uomo prenda la sua croce, si crocifigga, e segua Cristo. Questo principio non ha per fine il piacere dell'uomo, ma quello dell'Iddio onnipotente. Noi non seguiamo questo principio perché semplifica le cose o rende più facile il nostro lavoro, al contrario, lo seguiamo perché è biblico e compiace a Dio.

Supponiamo di essere a mangiare in un ristorante, ed il cameriere viene a prendere le ordinazioni. Dopo aver guardato il menù, i vostri occhi cadono esattamente sul cibo che desideriamo: costoletta di maiale. Dopo aver dato l'ordine al cameriere, supponiamo che egli si metta a discutere con voi dicendo: "Io penso che dovreste piuttosto mangiare un piatto a base di pollo, il che mi darebbe poi anche un gran piacere sapere di avervi portato quello che io ritenevo meglio". Il problema a questo punto è evidente. Chi è che dovrebbe servire chi? Oserei dire che a questo punto voi chiedereste al cameriere di riportare in cucina il pollo e di stare agli ordini. Se voi (una semplice creatura fallibile) non avreste apprezzato una tale innovazione in qualcosa di molto normale come un pasto, appare forse strano che l'Iddio altissimo non avesse piacere nelle vostre innovazioni al culto per quanto di benedizioni per voi esse possano essere? Egli nel culto riceve solo quello che ha ordinato! Niente di più e niente di meno sarebbe accettabile a un Dio santo!

3. L'Antico Testamento testimonia dell'esistenza di un Principio Regolatore del Culto

A. "Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l'Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso che punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, ma uso benignità a migliaia verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti" (De. 5:8-10).

Il secondo comandamento non proibisce solo l'uso delle immagini nel culto, non solo proibisce farsi rappresentazioni di una delle tre persone della Trinità per mezzo di immagini, ma proibisce pure di usare qualsivoglia azioni, gesti, simboli o cerimonie nel culto di Dio che siano inventate dall'uomo. Nel secondo comandamento Dio insegna che quando l'uomo porta nel culto il prodotto delle proprie mani (azioni, gesti, simboli o cerimonie che siano) egli, di sua propria autorità, si forma un'immagine con la quale intende adorare Iddio. Dio considera tutto questo un'idolatria. Ministri od anziani potrebbero bene aver tutte le migliori intenzioni di questo mondo nell'introdurre nel culto tali umane innovazioni (per es. "insegnare agli analfabeti mediante sussidi visivi", o "rendere il culto più significativo coinvolgendovi maggiormente i sensi fisici dei fedeli", o "usare maggiormente nel culto i doni della gente", o "aiutarci nel culto di Dio" ecc.), ma Dio dichiara: "Confida nell'Eterno con tutto il tuo cuore e non appoggiarti sul tuo intendimento" (Prov. 3:5). Dio dichiara: "C'è una via che all'uomo sembra diritta ma la sua fine sfocia in vie di morte" (Pr. 14:12). Qualsiasi innovazione umana nel culto è un'immagine senza vita, sorda e muta, e semplicemente riflette indietro su di noi ciò che vogliamo che essa ci dica. Ci farà magari sentire bene, ma è un'abominazione per il Signore, perché non ce l'ha ordinata. Ecco perché il Salmista conclude al riguardo di tutti coloro che per il culto si foggiano delle immagini: "Come loro sono quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano" (Sl. 115:8). La Parola di Dio, d'altro canto, è vivente e potente (Eb. 4:12). La Scrittura, quindi, non ci dice quello che a noi farebbe piacere di udire, essa dice parole di vita e ci conduce su sentieri di giustizia.

Prima di andare oltre a questo testo, non ci sfugga l'ammonimento pertinente che ci rivolge Iddio nella Sua gelosia (geloso del culto che solo Egli ha autorizzato, e non quello inventato dagli uomini): "...punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano". Chi sono coloro che, secondo questo testo, odiano Dio? Non sono solo gli atei e gli umanisti. Sono tutti coloro che (indipendentemente dalla loro professione) portano nel culto qualunque cosa che sia istituita dall'uomo anziché da Dio. L'Iddio infinitamente saggio e santo ha affermato ciò che Egli accetta nel culto, ma l'uomo continua a portarvi ciò che egli, nella propria sapienza, considera migliore. La Chiesa soffre sotto la santa ira di Dio, ma noi siamo così ciechi da non saper distinguere la benedizione dalla maledizione. Il secondo comandamento, però, non termina con quella nota. L'Iddio vivente ha promesso benedizioni per tutti coloro che Lo amano: "...ma uso benignità a migliaia". In che modo essi danno evidenza del loro amore per Dio? Essi osservano i Suoi comandamenti, e specificatamente osservano il secondo comandamento non introducendo nel culto cosa alcuna che non sia autorizzata da Dio stesso.

B: " Poi Nadab e Abihu, figli di Aaronne, presero ciascuno il proprio turibolo, vi misero dentro del fuoco, vi posero sopra l'incenso e offrirono davanti all'Eterno un fuoco illecito, che egli non aveva loro comandato. Allora un fuoco uscì dalla presenza dell'Eterno e li divorò; e morirono davanti all'Eterno. Perciò Mosè disse ad Aaronne: Questo è ciò di cui l'Eterno parlò, dicendo: "Io sarò santificato da coloro che si avvicinano a me, e sarò glorificato davanti a tutto il popolo". E Aaronne tacque" (Le. 10:1-3).

Notate con attenzione che la natura del peccato commesso da Nadab e da Abihu era quella di aver offerto un fuoco illecito, profano, davanti al Signore, "che egli non aveva loro comandato". Il fatto che Egli non avesse comandato l'uso di fuoco illecito significava che esso era proibito (il silenzio di Dio su questo fatto significava una proibizione inespressa di ogni fuoco profano). Secondo Levitico 16:12 apparirebbe che i carboni per l'offerta di incenso dovevano venire dal fuoco sull'altare degli olocausti. Il sacerdote allora portava i carboni dall'altare degli olocausti nel Tabernacolo, e sull'altare dell'incenso egli spargeva i carboni mescolandoli con incenso il cui fumo riempiva così il Luogo Santo. Apparentemente in un atto spontaneo di culto (forse con "buone intenzioni", cf. Le. 9:22- 24), per lodare Dio essi presero il fuoco da un'altra fonte. Dio aveva appena consumato l'olocausto con una manifestazione miracolosa di fuoco, e tutta la gente si trovava in uno stato di entusiasmo, gridando e cadendo faccia in avanti di fronte all'Iddio altissimo. Levitico 10:1 inizia subito con un "poi". Probabilmente in uno stato di eccitazione, nadab e Abihu, strabiliati dalla manifestazione miracolosa del potere di Dio, avevano preso del fuoco dalla fonte più vicina e rapida a loro disponibile, ed erano immediatamente andati nel Tabernacolo per offrire incenso al Signore Iddio. Essi per il culto si erano presi una libertà che Dio non aveva dato, e furono colpiti a morte. Essi avevano aggiunto al culto di Dio un atto che non era stato specificatamente autorizzato da Dio. Essi avevano portato nella casa di Dio il proprio culto umanbo, e la Sua ira era scoppiata contro di loro.

C. Obiezione

"Dio però non ha forse ovviamente rilassato oggi i requisiti del culto? Oggi Dio non uccide più nessuno di punto in bianco per essersi preso durante il culto delle libertà! Perché essere oggi ancora così rigorosi? Siamo sotto la grazia, non più sotto la legge". Vorrei però che voi rammentaste che Dio non ha nemmeno l'abitudine di eliminare seduta stante chi oggi Gli mente come Anania e Saffira in Atti 5. Ciononostante oserebbe forse qualcuno affermare che mentire oggi non sia per Dio così grave come lo era in Atti 5? Paolo insegna: "disprezzi le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e longanimità, non conoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?" (Ro. 2:4). La pazienza di Dio nel sopportare il peccato non deve essere fraintesa come se Egli ora approvasse il peccato. E' la Parola oggettiva di Dio, e non i miei sentimenti soggettivi, che mi assicurano del fatto che Dio approvi o meno il mio culto.

D. Obiezione

"A voi interessano solo le esteriorità del culto, la forma esteriore del culto. Che dite del cuore?". E' vero che il culto non riguarda solo le esteriorità o le forme. Il vero culto ha a che fare con l'adorazione di Dio in spirito e verità, proprio come la prova del vero amore non è solo nelle parole ma nei fatti. La fede dà prova di sé stessa non solo nella convinzione interiore, ma nei fatti. Però, noi siamo idolatri, colpevoli di infrangere il secondo comandamento, se noi pur adorando il Dio vivente nel modo giusto, Lo adoriamo in forme vuote di amore, adorazione, lode e timor di Dio. Siamo però pure idolatri anche quando, adorando Dio con tanto amore e lode, aggiungiamo o sottraiamo dalle forme autorizzate di culto stabilite dalla Parola di Dio.

Il vero culto è sempre e solo accettabile davanti a Dio sulla base dell'opera compiuta da Cristo. Anche quando ci presentiamo di fronte al Signore portandoGli ciò che Egli ci ha autorizzato nella Sua santa Parola con cuori ripieni di lode riconoscente e fede appassionata, i nostri cuori sono ancora contaminati dai resti del peccato. Noi non potremo mai offrire a Dio un perfetto atto di culto che Egli potesse accettare sulla base dei meriti della nostra propria giustizia. Il nostro culto ubbidiente, offerto con fede sincera è accettabile a Dio solo a causa dell'opera di un perfetto Redentore il quale incessantemente faccia intercessione per noi. Voi siete accettevoli di fronte a Dio solo nella misura in cui siete in Cristo, e tutto il vostro legittimo culto è accettevole di fronte a Dio solo perché voi siete in Cristo.

In Inghilterra, durante il sanguinoso regno della regina Maria, uomini coraggiosi ed impavidi, donne, e bambini, furono bruciati sul rogo perché si erano rifiutati di piegarsi di fronte alla messa papista e ad altre cerimonie di invenzione umana. A questi fedeli martiri, questa verità era preziosa, e per essa erano stati pronti a morire: Dio soltanto è Signore della coscienza, ed Egli l'ha liberata dalle dottrine e dai comandamenti di uomini che siano contrari alla Sua Parola, od anche accessori, in materia di fede e di culto (Confessione di Fede di Westminster, 20:2). Che lo Spirito di Dio bruci nel nostro petto con questa parola: "Avrete cura di mettere in pratica tutte le cose che vi comando; non vi aggiungerai nulla e nulla toglierai da esse" (De. 12:32).

Il grande riformatore scozzese John Knox riassunse il Principio Regolatore del Culto in questo modo: "Ogni adorazione, onore, o servizio inventato dalla mente umana nella religione di Dio, senza il suo proprio espresso comandamento, è idolatria" (Opere, Vol. III, p. 34). Per Knox e gli altri riformatori, non bastava costruirsi un immagine e cadere sulle mani e sulle ginocchia davanti ad essa per essere colpevoli di idolatria. No, Calvino, Knox, Gillespie, Rutherford, Owen ecc. comprendevano l'idolatria come qualsiasi cosa che l'uomo costruisse o inventasse secondo la propria vana immaginazione, che fosse priva dell'esplicita sanzione di Dio, e che si portasse nel culto che a Dio è dovuto.

Oggi continuiamo il nostro studio sul grande principio biblico che guida il popolo di Dio quando esso si pone sul terreno sacro davanti al Dio vivente per adorarLo e renderGli culto: il Principio Regolatore del Culto. Vi sono almeno quattro modi legittimi mediante i quali è possibile stabilire una giustificazione al Principio Regolatore del Culto.

(1) La difesa della libertà cristiana

I responsabili della Chiesa e gli officianti del culto non possono legittimamente legare le coscienze dei fedeli a fare atti religiosi, gesti o cerimonie che non siano prescritte dalla Parola di Dio perché Dio solo è Signore della coscienza. Farlo senza autorizzazione di Dio significherebbe praticare tirannia ecclesiastica.

(2) La prevenzione di abusi

Abusi ed ulteriori abusi nel culto inevitabilmente si susseguirebbero in chiese che non aderiscono diligentemente al Principio Regolatore del Culto (cercare autorizzazione biblica per ogni atto religioso, gesto, simbolo, e cerimonia nel culto di Dio). Tali abusi includono l'introduzione di vari sussidi al culto come immagini visive delle Persone della Trinità, i santi, croci, candele, bandiere, rappresentazioni teatrali, danze; oppure immagini auditive come strumenti musicali, orchestre, cori, ed altra musica speciale; oppure ancora immagini olfattive che irradiano aromi e facciano appello ai sensi dell'odorato come l'incenso. Se il culto sotto il Nuovo Patto, che ha superato le tipologie e le ombre del culto sotto l'Antico Patto (Eb. 7:18,19,22; 8:4-6,13; 9:1-5; 10:1,9), non legittima una pratica, dei gesti, dei simboli, o delle cerimonie, allora noi non abbiamo autorizzazione alcuna per usarli nel culto divino. Quante chiese oggi si dimostrano perplesse quando si propone loro la presenza di bande musicali nel culto, eppure non troverebbero nemmeno maggiore giustificazione biblica per l'uso del loro pianoforte od organo nel culto del Nuovo Patto di quanto ne trovassero le chitarre, i tamburi ecc. Altri sono critici dell'uso di crocifissi nel culto, ma non troverebbero nemmeno autorizzazione biblica per le loro croci, bandiere ed alberi di Natale nel culto. L'unico principio che possa prevenire tali abusi nel culto di Dio è un principio che ponga fuori legge qualsiasi atto, gesto, simbolo o cerimonia che non abbia esplicita autorizzazione nella rivelazione del Nuovo Patto: il Principio Regolatore del Culto.

(3) Testi biblici

Specifici testi biblici dimostrano come Dio abbia in abominio ogni invenzione umana nel culto (Ge. 4:1-15; Le. 10:1-3; Es. 40:16-32; De. 5:8-10; 1Cr. 13:5-10; Mr. 7:1-13; Gv. 4:19-24; 1Co. 7:23; 2Co. 1:24; Cl. 2:8-20;23; Eb. 8:5,6; 10:1-10; ecc.).

(4) Principi teologici.

Considerate come i segg. principi teologici costituiscano il fondamento su cui si poggia il Principio Regolatore del Culto.

A. La sufficienza delle Scritture.

Domanda: La Parola di Dio è adeguata e completa nel dare all'uomo tutto ciò che deve sapere su come compiacere a Dio? Certamente, perché Dio dichiara attraverso l'Apostolo Paolo in 2Ti. 3:16,17: "Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere [di peccato], a correggere [a raddrizzare la propria condotta secondo verità] e a istruire nella giustizia [addestrarlo in tutto ciò che Dio esige], affinché l'uomo di Dio sia completo, pienamente fornito per ogni buona opera". Tutto questo comprende ogni cosa. Notate però il proposito o fine che Dio contempla nel darci le Scritture: "affinché l'uomo di Dio sia completo", in grado di adempiere a tutto ciò che gli viene richiesto, "pienamente fornito per ogni opera buona" (incluso il culto che dobbiamo a Dio). Dato che l'apostolo Paolo ha rivolto queste parole ad un giovane evangelista (Timoteo è "un uomo di Dio" nel senso stretto di ministro di Dio), qui vengono allo stesso modo coinvolti ogni ministro od anziano. Il principio per cui si potrebbe aggiungere al culto ciò che Dio non ha esplicitamente proibito, suggerisce che la Scrittura non sia sufficiente per il culto, che il culto abbia bisogno delle idee innovatrici dell'uomo al fine di aiutarci a rendere culto a Dio. La Confessione di Fede di Westminster nega che noi si abbia bisogno di alcunché nel culto di Dio, oltre alla Scrittura: "Dio solo è Signore della coscienza, e l'ha resa libera dalle dottrine e dai comandamenti degli uomini che siano in ogni cosa contrari alla Sua Parola, o se ne pongano accanto [in aggiunta alla Sua parola] per quanto riguarda la fede ed il culto" (20:2).

B. La sovranità di Dio

Il Principio Regolatore del Culto dichiara che Dio soltato è sovrano nel culto. Il Principio Regolatore del Culto semplicemente applica il principio del Calvinismo (cioè della Signoria sovrana di Dio) al culto, laddove l'idea che ciò che Dio non proibisce nel culto sia permesso, applica il principio dell'Arminianesimo (cioè della signoria sovrana dell'uomo) al culto. Proprio come l'uomo naturale cerca naturalmente di imporre la Sua volontà nella salvezza (ad es. "Io posso cooperare con Dio nella mia salvezza", oppure, "Io ho una libertà naturale nel decidere per Cristo"), così l'uomo decaduto cerca naturalmente di imporre la sua volontà nel culto ("io posso cooperare con Dio nel culto aggiungendovi ciò che desidero fintanto che Dio non me lo proibisca specificatamente"). Però, proprio come Dio condanna la salvezza antropocentrica, così Dio condanna il culto antropocentrico (Cl. 2:23 condanna esplicitamente ogni culto volontario, cioè ogni culto istituito dall'uomo: "Queste cose hanno sí qualche apparenza di sapienza nella religiosità volontariamente scelta, nella falsa umiltà e nel trattamento duro del corpo, ma non hanno alcun valore contro le intemperanze carnali").

C. L'ingannevolezza del cuore umano

Dio dichiara: " Il cuore è ingannevole piú di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo può conoscere?" (Gr. 17:9). Persino i cuori rigenerati dei credenti sinceri possono essere soggetti ad un ingannevole orgoglio. Ecco perché iddio così istruisce continuamente i credenti: "Confida nell'Eterno con tutto il tuo cuore e non appoggiarti sul tuo intendimento" (Pr. 3:5), oppure "Chi confida nel proprio cuore è uno stolto, ma chi cammina saggiamente sarà salvato" (Pr. 28:26), oppure ancora: "Poiché i miei pensieri non sono i vostri pensieri né le vostre vie sono le mie vie, dice l'Eterno. Come i cieli sono piú alti della terra, cosí le mie vie sono piú alte delle vostre vie e i miei pensieri piú alti dei vostri pensieri" (Is. 55:8,9). Tutto questo certamente include tutti i pensieri e le vie dell'uomo al riguardo del culto. Nè voi né io siamo del tutto affidabili nell'offrire i nostri propri pensieri o vie a Dio nel culto.

D. La sufficienza di cristo come Profeta, Sacerdote e Re della Sua Chiesa

Nel passaggio da tutte le cerimonie ordinate da Dio per il culto nell'Antico Patto (ciascuna delle quali indicava Cristo ed il Nuovo Patto), Cristo non lasciò alla discrezionalità umana il decidere che cosa fosse appropriato o meno nel culto del Nuovo Patto. Cristo non solo è sufficiente come Salvatore nel redimere i Suoi eletti, Egli è pure sufficiente Profeta nel darci tutte le Parole di Dio al riguardo del culto nel Nuovo Patto. Egli è un Sacerdote sufficiente nel presentare noi ed il nostro culto accettevoli e graditi ad un Dio santo. Egli altresì è un Re sufficiente nel governare la Sua Chiesa nelle sue dottrine (nessuna dottrina d'origine umana), nel suo governo (nessun incarico d'origine umana), nella sua disciplina (nessuna legge d'origine umana), e nel suo culto (nessuna pratica cultuale d'origine umana). Ciò che Cristo (il vostro Profeta, Sacerdote e Re), non ha istituito Egli stesso o tramite i Suoi apostoli nella rivelazione del Nuovo Patto, questo pure non è permesso nel culto del Nuovo Patto. Tutto ciò che riguarda la legge cerimoniale è stato abolito da Crisrto. Questo è il chiaro insegnamento della Confessione di Fede di Westminster (7:5,6).

Questo patto [cioè il Patto della Grazia] era amministrato al tempo della legge diversamente da come lo è nel tempo dell'Evangelo; sotto la legge esso era amministrato da promesse, profezie, sacrifici, circoncisione, l'agnello pasquale, ed altri tipi d'ordinanze trasmesse al popolo dei Giudei, significando esse profeticamente il Cristo a venire. Per quel tempo esse erano sufficienti ed efficaci, per l'operazione dello Spirito, per istruire ed edificare gli eletti nella fede nel Messia promesso. Attraverso di Lui noi abbiamo piena remissione dei peccati, e salvezza eterna; ed è chiamato Antico Testamento.

Sotto l'Evangelo, quando venne rivelato Cristo, la sostanza, le ordinanze in cui questo patto è dispensato sono: la predicazione della Parola, e l'amministrazione dei sacramenti del Battesimo e della Cena del Signore. Esse, sebbene poche di numero, ed amministrate con maggiore semplicità e minore gloria esteriore, ma proposte in maggiore pienezza, evidenza ed efficacia spirituale, ad ogni nazione, sia ai Giudei come ai Gentili; ed è chiamato Nuovo Testamento. Non vi sono quindi due patti di grazia che differiscono nella sostanza, ma uno ed uno stesso patto sotto varie dispensazioni.

1. Ulteriori giustificazioni bibliche del Principio Regolatore del Culto (Antico Testamento)

Continuiamo ora con ulteriori evidenze bibliche per stabilire la concordanza del Principio Regolatore del Culto con il messaggio della Bibbia. Abbiamo già trattato del Secondo Comandamento in De. 5:8-10 e del racconto su Nadab e Abihu che Dio condannò per aver voluto aggiungere al culto ciò che non era stato comandato. (Le. 10:1-3).

A. Genesi 4:1-8

Rivolgiamoci al primo resoconto di culto che abbiamo nella Bibbia: Genesi 4:1-8. Perché Dio non accettò il sacrificio offerto da Caino? La mia tesi è che sebbene Caino non avesse autentica fede biblica (Eb. 11:4), egli non sacrificò a Dio ciò che Egli aveva stabilito dovesse valere per il culto. In altre parole, Caino manifestò la sua incredulità introducendo personali innovazioni al tipo di culto che Dio aveva stabilito. E' vero che non c'è alcuna specifica proibizione che impedisca di offrire a Dio il frutto della terra, un sacrificio senza spargimento di sangue. Il testo ci porterebbe a concluderne che Caino sinceramente credesse di portare a Dio, come atto di culto, un'offerta accettabile, nulla che Dio avesse proibito. Caino, però, era sinceramente in errore. (" C'è una via che all'uomo sembra diritta ma la sua fine sfocia in vie di morte" Pr. 14:12). Il testo dice: "Ora Abele offerse anch'egli dei primogeniti del suo gregge e il loro grasso. E l'Eterno riguardò (con favore) Abele e la sua offerta, ma non riguardò (con favore) Caino e la sua offerta. Così Caino ne fu molto irritato, e il suo viso ne fu abbattuto" (Gen. 4:4,5). Un atteggiamento di irritazione da parte di Caino viene menzionato solo dopo che l'offerta di Caino non venne accolta da Dio, non prima. Inoltre, nel vers. 7, quando Dio ammonisce Caino al riguardo della sua rabbia, Dio gli dice: "Perché sei tu irritato e perché è il tuo volto abbattuto? Se fai bene non sarai tu accettato?". Questo implica che Caino aveva agito contrariamente al comando di Dio di portare la sua offerta come culto, non ce lui non fosse sincero nel portare la sua offerta (lo stesso lo si può dedurre da Eb. 11:4 e 1 Gv. 3:11,12, dove si menziona il sacrificio da parte di Caino). Il fatto che Abele avesse agito in fede (come suggerisce Eb. 11:4), implica necessariamente che Dio avesse dato istruzioni specifiche al riguardo di ciò che era un atto accettabile di culto davanti a Dio. Il culto non è mai questione di preferenza. Come Caino, molti ministri ed anziani oggi credono di poter avere potere discrezionale di introdurre nel culto atti, gesti, simboli, e cerimonie che non sono altro che semplici preferenze umane. La parola del Signore è tanto valida oggi per i ministri moderni quanto lo era per i governanti di Gerusalemme: "Quando venite a presentarvi davanti a me, chi ha richiesto questo da voi, che calpestiate i miei cortili?" (Is. 1:12). La questione non è "chi ha permesso questo nei miei cortili". Al contrario, la questione biblica è: "Dio richiede questo nel culto?". Proprio perché Caino riteneva di avere potere discrezionale di esercitare la sua preferenza nel portare a Dio il tipo di offerta che riteneva meglio, e questo gli era stato rimproverato, egli ne fu tristemente deluso, diventò invidioso, poi irato, e uccise suo fratello. Quante dispute nella chiesa non sarebbero nemmeno iniziate se i suoi membri non litigassero semplicemente su opinioni su ciò che è da preferirsi nel culto! Quando semplicemente tu discuti per affermare la tua opinione vince chi riesce ad avere la maggioranza oppure chi sa fare la voce più grossa, ma non l'autorevole Parola di Dio. Dai primordi stessi con la prima famiglia umana, espressione prima della chiesa visibile, e primo resoconto in assoluto di un culto, troviamo regnare il Principio Regolatore del Culto!

B. Esodo 25:8,9; 40:16-32

Non si trattava solo di atti religiosi, di gesti, e di cerimonie quelle ad essere regolate dal comando di Dio, ma anche ogni aspetto del tabernacolo e tutti i suoi arredi religiosi simbolici, persino le vesti dei sacerdoti. Nulla doveva essere lasciato all'immaginazione umana nel culto di Dio (Cfr. 1 Cr. 28:11-19). Notate quante volte Dio comandi che tutte le cose collegate alculto di Dio debbano essere fatte "secondo quanto io vi ho mostrato", "secondo tutto ciò che il Signore gli aveva comandato" (circa 37 volte in esodo 25-40 vi è menzione del fatto che tutto ciò che riguardi il culto debba essere fatto secondo il comandamento di dio, o di Mosè, il profeta di Dio).

Alcuni ministri contestano che tutti gli atti religiosi, i gesti, i simboli, e le cerimonie debbano cadere sotto lo scrutinio del Principio Regolatore del Culto. "Solo gli elementi o parti ordinarie del culto devono essere giudicate dal Principio Regolatore del Culto (come la preghiera, la lettura della Scrittura, la predicazione della Parola di Dio, l'amministrazione dei sacramenti). Però, le azioni religiose (o circostanze) che i ministri usano per adempiere questi elementi del culto rientrano nel potere discrezionale piuttosto che ad una stretta aderenza del Principio Regolatore del Culto". Per rispondere a questa obiezione, è vero che vi sonop certe circostanze "al riguardo del culto di Dio" (circa sacra) che, essendo "comuni alle azioni umane ed alle società), non sono regolate dalla specifica autorizzazione di Dio nella Scrittura, ma piuttosto "dalla luce della natura e dalla saggezza cristiana, secondo la regola generale della parola" (cfr. Confessione di Fede di Westminster, 1:6). Questo riguarda questioni come la collocazione ed i tempi del culto, ecc. Però, tutte le circostanze (atti religiosi, gesti, simboli, e cerimonie) usate nel culto (in sacra in distinzione da circa sacra) per svolgere il culto religioso, deve avere autorizzazione divina. Se questo non fosse il caso, allora tutte le immagini delle chiese papiste come sussidi per il culto, non potrebbero essere legittimamente condannate perché non sono elementi del culto, ma semplicemente circostanze del culto. Inoltre, considerare qualcosa come elemento del culto o come circostanza è del tutto irrilevante se indubbiamente esso è prescritto da Dio nella Scrittura. Istruzioni specifiche al riguardo della costruzione del tabernacolo, la costruzione degli arredi nel tabernacolo, i paramenti sacerdotali, la consacrazione dei sacerdoti, le varie offerte, e le regole sul Sabato, vengono dettagliate in Es. 25-40. Gran parte di tutto ciò che vi si elenca potrebbe essere considerato più fra le circostanze che fra gli elementi del culto, eppure Dio specifica tutte queste circostanze. Quando esaminiamo attentamente Es. 25-40, diventa chiaro quanto Dio sia geloso del culto che è secondo la Sua volontà anche in quelli che noi chiameremmo dei "semplici dettagli". Certo, tutti questi "dettagli" specificatamente associati con l'Antico Patto sono stati superati nel Nuovo, ciononostate il principio che tutte le circostanze "nel culto" (in sacra) devono avere divina autorizzazione, viene ugualmente richiesto del culto nel Nuovo Patto tanto quanto lo era nell'Antico Patto. Solo quelle circostanze che sono comuni alle azioni ed alle assemblee umane (ad es. il numero specifico dei punti nel sermone del predicatore, il numero specifico di salmi e di preghiere da usarsi nel culto, la collocazione ed i tempi del culto, il tipo di sedie da usarsi in chiesa, il colore del tappeto ecc.) non è necessario siano regolate da specifiche prescrizioni di Dio. Che dire invece sul canto di salmi associato a inni non ispirati? Che dire sull'uso di strumenti musicali nel culto? Che dire sull'uso di croci, bandiere, candele, incenso, e speciali toghe per i ministri di culto? Simili questioni non ricadono in ciò che è comune a tutte le azioni umane ed alle assemblee umane, ma hanno uno specifico carattere religioso e devono perciò essere regolate da specifica autorizzazione del Nuovo Patto.

C. 1 Cronache 13:5-10

Al di là di una comprensione corretta del Principio Regolatore del Culto (cioè: ciò che Dio non ha istituito nel culto è proibito), non c'è ragione apparente per le severe misure prese da Dio nell'uccidere Uzza e nel punire Davide il quale autorizza la rimozione dell'arca. Uzza certamente non era stato ucciso per aver avuto cattive intenzioni (almeno nulla nel testo ci porterebbe a questa conclusione): Potremmo al contrario dire che le intenzioni di Uzza fossero più che lodevoli: si era occupato dell'Arca di Dio ed intendeva proteggerla. Ecco un gioioso giorno di celebrazione per il popolo di Dio, in un tempo in cui l'Arca di Dio era stata portata nella città di Gerusalemme affinché il popolo di Dio potesse onorare Dio presso di essa (1 Cr. 13:3). Dio però improvvisamente interrompe il loro mobile culto colpendo a morte Uzza. Perché? Erano state violante le regole al riguardo dell'Arca del Patto. La violazione del Principio Regolatore era avvenuta in almeno tre aree: (1) Uzza verosimilmente non era un levita (cfr. 2Sa. 7:1, 1 Cr. 2:50; 1 Cr. 13:6,7) e secondo numeri 4:15 Dio aveva comandato ai Leviti di trasportare l'Arca (cfr. 1 Cr. 15:2); (2) L'Arca di Dio non doveva essere trasportata su un carretto come i pagani Filistei avevano fatto in 1 Sa. 6:10,11 (Israele non doveva seguire il modo in cui i pagani adoravano i loro dei, De. 12:30,32). Dio aveva specificatamente comandato che l'Arca fosse trasportata a spalla con l'aiuto di due stanghe (Es. 25:12-15); e (3) L'Arca di Dio venne toccata da Uzza, laddove Dio aveva comandato che non venisse mai toccata (Nu. 4:15). Dio non accettò l'atto di culto che aveva accompagnato la rimozione dell'Arca perché Egli non accetta che nel culto gli uomini introducano delle innovazioni. Davide aveva introdotto nel culto elementi nuovi e per questo aveva dovuto pagare delle conseguenze. Ricordate che Dio non aveva specificatamente proibito ad alcuno di altre tribù di trasportare l'Arca (Egli aveva semplicemente comandato di farlo ai Leviti) né aveva specificatamente proibito di trasportare l'Arca su un carretto: aveva semplicemente comandato che essa fosse portata a spalla su delle stanghe. Usando il principio che la maggior parte delle chiese usa oggi (cioè che ciò che Dio specificatamente non proibisce nel culto Egli permette), queste chiese avrebbero approvato l'azione di Uzza e forse persino lo avrebbero aiutato nel muovere l'Arca, a loro danno. Davide impara nel modo più severo che nulla bisogna aggiungere o sottrarre dalle prescrizioni che riguardano il culto. Quando poi Davide organizzò una seconda processione cultuale per riportare l'Arca a Gerusalemme, egli corresse il suo precedente errore con il risultato di innumerevoli benedizioni e gioia verso il popolo di Dio e, la cosa più importante, Dio venne onorato e trattato come santo (1 Cr. 15:1-5).

2. Obiezione

Passando ora dall'Antico al Nuovo Testamento, molti potrebbero essere tentati di dire: "Nell'epoca del Nuovo Testamento Dio di fatto alleggerisce i severi requisiti di un tempo al riguardo del culto. L'Antico Testamento era l'epoca di una stretta aderenza alla legge, ma ora, con la venuta di Cristo, nel culto vi è grazia e libertà di adorare Dio come ci piace. Ora Dio non è più così rigoroso come un tempo".

Nel rispondere a questa obiezione, considerate i seguenti principi.

A. Indubbiamente vi sono stati molti cambiamenti nel culto come celebrato nel Nuovo Patto rispetto a come veniva celebrato nell'Antico. Si tratta però di Cristo, il nostro Profeta, Sacerdote e Re, che ha stabilito questi cambiamenti, non l'uomo. Le leggi cerimoniali hanno molto da dire sul culto. Il tempio, il sacerdozio, i giorni di festa, ed il sistema sacrificale, parlavano di Cristo e della Sua opera nell'inaugurare un Nuovo Patto. In questo modo, tutti gli atti cerimoniali di culto nell'Antico Testamento, non erano che "ombre" delle cose a venire (Eb. 10:1), tanto che quando venne il corpo che gettava quest'ombra (Cristo, il Mediatore del Nuovo Patto), sarebbe un disonorare Cristo e la sua opera compiuta ed espressa violazione del Nuovo Patto quella di continuare con le ombre dell'Antico Patto. Però, questo non significa che Cristo abbia lasciato il culto nel Nuovo Patto all'arbitrio o all'invenzione umana, o che i Suoi requisiti siano oggi meno stretti.

B. Il credente del Nuovo Patto non è meno responsabile di adorare Dio come Egli comanda, ma al contrario più responsabile. I credenti ebrei dell'epistola agli Ebrei erano tentati di abbandonare il culto di Dio, ma lo scrittore ispirato li ammonisce che il Nuovo Patto aumenta la loro responsabilità, più che diminuirla (Eb. 2:1-4; 12:25-29). Cristo dichiara: " A chiunque è stato dato molto, sarà domandato molto; e a chi molto è stato affidato, molto piú sarà richiesto" (Lu. 12:48). La venuta di Cristo ci ha portato grandi benedizioni, ma la Sua venuta ci ha portato maggiore conoscenza e comprensione della volontà di Dio, e quindi maggiore responsabilità.

C. Le quattro verità teologiche (menzionate precedentemente) sulle quali si fonda il Principio Regolatore del Culto, non sono state alterate in alcun modo nel passaggio dall'Antico al Nuovo Patto. (1) La Parola di Dio è ancora sufficiente, e particolarmente sufficiente per il culto del Dio altissimo. L'essere umano è ancora insufficiente a conoscere precisamente come Dio chiami il Suo popolo ad accostarsi a Lui nel culto. (2) Dio è ancora assolutamente sovrano su tutte le cose, incluso il culto. L'Arminianesimo nel culto (il "culto volontario") non è più accettabile nel Nuovo Patto di quanto non lo fosse nell'Antico. (3) Il cuore dell'uomo rigenerato tende ad ingannarsi oggi tanto quanto tendeva a farlo nell'Antico Patto, tanto che il cristiano non può affidarsi di più sul proprio intendimento di quanto potevano nell'Antico Patto. (4) Cristo non è più un Profeta, un Sacerdote, e un Re nel modo che lo era anticipatamente nell'Antico Patto. Egli è ora un Profeta, un Sacerdote ed un Re pienamente realizzato sulla Sua Chiesa nel Nuovo Patto. Non pensiamo di poter introdurre innovazioni umane nel culto più di quanto noi si possa introdurre innovazioni umane nella salvezza.

D. Il secondo comandamento che proibisce ogni umana invenzione nel culto ha un carattere perpetuo ed inviolabile, proprio come gli altri nove comandamenti (De. 5:6-22). Potrebbe forse qualcuno tentare di cambiare la natura moralmente vincolante del primo comandamento ("Non avrai altro Dio che me") come vorrebbe supporre di poterlo fare con il secondo?. La Legge di Dio ci perviene come un pacchetto inscindibile: non si può pensare di violarne una senza violare altresì tutte le altre: "Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma viene meno in un sol punto, è colpevole su tutti i punti" (Gm. 2:10). Inoltre non si può decidere di scegliere i comandamenti che più ci piacciono come in un supermercato, pensando così di evitare "i dettagli" della legge ("Chi dunque avrà trasgredito uno di questi minimi comandamenti e avrà cosí insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma colui che li metterà in pratica e li insegnerà, sarà chiamato grande nel regno dei cieli" Mt. 5:19).

3. Si può trovare giustificazione del Principio Regolatore del Culto, non solo nell'Antico Testamento, ma anche nel Nuovo

A. Marco 7:6-9

I Farisei avevano chiesto un giorno al Signore perché Lui non seguisse le tradizioni orali degli antichi che erano state trasmesse loro generazione dopo generazione. Cristo specificatamente considera culto vano o privo di significato quel culto che sia fondato su dottrine, tradizioni o comandamenti di uomini. Dio non lo accetta. Così, ogni qual volta un atto religioso, un gesto, un simbolo, o una cerimonia, viene introdotta nel culto divino indipendentemente dal comandamento di Dio, a quel punto la tradizione ha reso vano il comandamento di Dio ("Cosí facendo, voi avete annullato il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione" Mt. 15:6). Avendo così aggiunto la tradizione al comandamento di Dio, il Profeta, Sacerdote e Re della Chiesa chiama questi leader ecclesiastici "Ipocriti!" (Mt. 15:7).

B. Giovanni 4:19-24

Nella conversazione fra il Signore e la Samaritana, notate come essa ben presto s'incentri su tematiche che hanno a che fare con il culto. Faceva qualche differenza per Dio dove il Suo popolo gli rendesse il culto nell'Antico Patto? Anche se la collocazione specifica del culto divino non era un elemento del culto, ma piuttosto una circostanza del culto, essa era un elemento prescritto non di meno (essi dovevano rendere culto a Dio in Gerusalemme, Gv. 4:20-22). Il Signore qui condanna ogni culto volontario in una sola frase quando dichiara: "Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo; perché la salvezza viene dai Giudei" (Gv. 4:22). Proprio perché la Samaritana non conosceva né seguiva i comandamenti di Dio nel suo culto (indipendentemente dalla sua più o meno maggiore sincerità di lei o di altri), Cristo poteva dire che lei non conoscesse Colui al quale rendeva culto. Ora i samaritani avevano i primi cinque libri della Bibbia per guidarli nel loro culto. Però il loro culto non era vero culto per nessun'altra ragione che questa: essi non rendevano culto a Dio nel tempio che per questo Egli aveva stabilito a Gerusalemme. Notate attentamente come il Signore insegni che "i veri adoratori" (Gv. 4:23) adorano il Padre in Spirito ed in verità. Di fatto Gesù pone questo ancora più fortemente quando afferma categoricamente: "Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità" (Gv. 4:24). Il culto dei "veri adoratori" deve essere caratterizzato da lode spirituale (cioè ispirata dallo Spirito Santo) e da adorazione di Dio (non di forme vuote). Essa deve essere pure caratterizzata dalla verità (cioè adorazione di Dio nelle forme specifiche che Egli ha autorizzato nella sola Scrittura). Il Signore rende molto chiaro che il culto non è una proposizione o... o... o adorate Dio in spirito o Lo adorate in verità. Coloro che mettono in rilievo solo gli aspetti interiori del culto cadono sotto la condanna del Signore tanto quanto coloro che mettono in rilievo solo gli aspetti esteriori e formali del culto divino. Sono necessari entrambi se vogliamo essere contati fra coloro che il Signore Gesù designa come "veri adoratori".

C. 1 Corinzi 7:23; 2 Corinzi 1:24 (cfr. Ro. 14:23)

Questi brani proclamano una verità comune e preziosa: nessuno (che sia ministro, anziano, vescovo o papa) può legare la coscienza di un altro uomo ad eseguire un atto di culto che Dio non abbia espressamente autorizzato nella Sua Parola (con precetto, esempio approvato, o deduzione buona e necessaria), perché Dio solo è Signore sulla coscienza (cioè solo la Parola di Dio può legare la coscienza corporativa di una chiesa ad usare specifici atti religioso, gesti, simboli o cerimonie nel culto). Quando un leader nella chiesa impone qualsiasi atto religioso non autorizzato nel culto, questi assume il ruolo di Dio stesso (un ruolo che nessuno potrebbe presumere di interpretare senza considerare come Dio tratti tali simulatori, ad es. Caino in Ge. 4:1-8; o Nadab e Abibhu in Le. 10:1-3; o Korah in Nu. 16:3ss; o Saul in 1 Sa. 13:8-13; o Uzza in 2 Sa. 6:6,7; o Geroboamo in 1 Re 13:1-5; o Uzziah in 2 Cr. 26:16-21; o i Farisei in Mt. 15:1-9). Inoltre, quando un membro di chiesa si sottomette ad un qualsiasi atto religioso, gesto, simbolo o cerimonia nel culto divino, questi proclama che Gesù non è Signore, ma che Signore lo è piuttosto il ministro, l'anziano, il vescovo, o il papa. Un tale cristiano professante si è reso schiavo di un uomo. Però, coi continuiamo a proclamare, con la nostra Confessione di Fede che "Dio solo è Signore sulla coscienza, ed Egli ci ha liberato dalle dottrine e dai comandamenti di uomini che siano in qualsiasi cosa contrari alla Sua Parola, o che si pongano accanto ad essa (in aggiunta ad essa), in materia di fede o di culto".

D. Colossesi 2:8,20-23

Per tutto questo capitolo l'Apostolo mette l'accento sulla necessità di abbandonare le tradizioni ed i comandamenti di uomini per aderire strettamente solo a Cristo ed ai Suoi comandamenti, perché in Lui "sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza... poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità. E voi avete ricevuto la pienezza in lui, essendo egli il capo di ogni principato e potestà" (Cl. 2:3,9-10). Noi non siamo infatti completi in noi stessi e, nel culto, in qualsiasi cerimonia d'umana invenzione. Noi siamo completi, resi pienamente accettabili per la Sua opera in nostro favore. Egli è il Capo della Chiesa, non voi e me. Egli è il nostro Profeta, Sacerdote e Re. Egli solo dirige il nostro culto e ci presenta accettabili al Padre. Paolo così ne deduce che praticare un qualsiasi "culto volontario" (o "religione auto-imposta" Cl. 2:23), "secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini" (Cl. 2:22) significa minare alla base l'opera finita di Cristo (Cl. 2:11-23), usurpare la Sua signoria sulla Chiesa, che giustamente appartiene a Cristo (Cl. 2:8-10,18-19). Un culto imposto da noi stessi (cioè qualsiasi atto religioso, simbolo o cerimonia nel culto) viene espressamente condannata da Cristo e dai Suoi apostoli. Si tratta infatti di un falso culto che nessun cristiano dovrebbe tollerare nella casa di Dio senza una protesta verbale verso chi lo conduce e una separazione da questo falso culto fintanto che esso non venga riformato ("I peccati proibiti nel secondo comandamento sono: Ogni invenzione, consiglio, comando, uso o approvazione di qualsiasi culto religioso che non sia istituito da Dio stesso" (Catechismo maggiore, domanda 109).

I re della terra pretendono che ci si accosti loro secondo un preciso protocollo, e persino noi pretendiamo che ci si comporti con noi in modo corretto. Non dovrebbe forse pretenderlo un Dio infinitamente santo, il quale ha il diritto e la responsabilità di stabilire un divino protocollo per il culto accettevole del Suo glorioso Figlio? Non dimentichiamo mai ciò che Dio disse ad Aaronne dopo aver ucciso i suoi figli che avevano operato delle innovazioni a ciò che Dio aveva stabilito per il culto: "Io sarò santificato da coloro che si avvicinano a me, e sarò glorificato davanti a tutto il popolo" (Le. 10:3).

John Knox aveva assolutamente ragione: "Ogni adorazione, onore, o servizio inventato dalla mente umana nella religione di Dio, senza il suo proprio espresso comandamento, è idolatria". Amen.

(traduzione ed elaborazione di Paolo Castellina, http://www.riforma.net, E-Mail paolocastellina@ gmail.com).